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Una vita a bassa velocità

Io e Paolo Senor, l’autore regista dello spettacolo teatrale “Gli scarponi sotto il letto” siamo cresciuti insieme, stessa parrocchia, stessi amici.

Ora, io ero una ragazzina quindicenne e adoravo le moto e le auto sportive di mio padre, mentre Paolo veniva sempre a piedi al massimo in bicicletta, al nostro punto di ritrovo. Adoravo la musica chiassosa e straniera e lui ostinatamente continuava a regalarmi dischi di musica classica, adoravo le divise e lui, di leva nel corpo Alpini, si sentiva molto imbarazzato nel portarla, ed era entrato nel Coro Nazionale per lenire quella sofferenza che gli dava quel simbolo così chiaro di appartenenza alle forze armate.

Avevo 15 anni e mi sembrava che il modello familiare fosse quello giusto, parrocchia, scuola privata, domenica in montagna a sciare, estati al mare in spiaggia attrezzata, auto , vestiti, e mio padre che faceva due lavori per poter tenere il ritmo e così non lo vedevo mai.

A 21 anni ero sposata e avevo raggiunto tutti gli obbiettivi che una ragazza borghese si è prefissata.

Paolo no , lui è sempre stato diverso, andavamo insieme a camminare in montagna e già parlava di voler vivere una vita non-convenzionale, aveva una forte passione per la musica e il teatro , per il bello e la natura , si preoccupava solo di come avrebbe reagito suo padre, a cui era fortemente legato, alla scelta di fare un qualsiasi lavoro che gli permettesse di avere molto tempo da dedicare ai suoi interessi invece di pensare a una carriera come bancario. Ora che sta girando l’Italia, portando i suoi spettacoli, facendo riflettere e commuovere migliaia di persone, che ha pubblicato dei libri sul Teatro dell’oppresso, sempre con l’umiltà che lo contraddistingue, credo che anche la sua famiglia abbia compreso.

Ora che siamo cresciuti, sento mie le parole che invitano a vivere a bassa velocità , che ti spingono a guardare il bianco delle montagne e il blu del cielo come esperienza unica e indimenticabile di ogni giorno, che ti invitano a camminare con fatica sulle cime per assaporare poi la meraviglia del paesaggio che da sotto non puoi immaginare e che se ci arrivassi in elicottero non avresti il tempo di comprendere, perché solo una vita che tiene conto dei tempi dati dalla natura è una vita completa, corriamo, corriamo ma abbiamo perso di vista l’obbiettivo.

Ora che mio padre è malato, molto malato, comprendo quanto sarebbe stato importante per me vederlo di più, avere più tempo per stare insieme e avere meno vestiti e meno divertimenti, mi domando: ” Erano così importanti?” Ci ho messo 20 anni di più, ma sono arrivata alle stessa visione del mondo del mio amico di gioventù, seguendo percorsi molto diversi ma arrivando alle stesse conclusioni.

Ci siamo ritrovati sulle montagne No-Tav a difendere lo stesso territorio, lo stesso modello di sviluppo e a combattere per una stesso mondo sostenibile, ci siamo ritrovati dopo 20 anni che parlavamo la stessa lingua.
Paolo Senor mi hai rubato qualche bacio ma mi hai insegnato molto di più…