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Una pista ciclabile, non solo una linea bianca tracciata a terra

La Carta di Bruxelles firmata anche dal Comune di Torino nel 2009
recita quanto segue : “La diffusione della mobilità in bicicletta contribuisce a rendere
città più vivibili, un trasporto urbano più efficiente, strade meno congestionate e meno
rumorose, un’attività fisica individuale utile a combattere la sedentarietà,
maggior sicurezza delle strade. Inoltre favorisce la lotta ai cambiamenti climatici, il
risparmio dei carburanti fossili, lo sviluppo del turismo sostenibile.”
E sull’onda di una nuova mobilità che i comuni si devono attivare
per consentire ai ciclisti di poter pedalare su percorsi definiti,
protetti, per poter raggiungere entro il 2020 il 15%di spostamenti in bicicletta nel
proprio territorio.
Un progetto neanche troppo ambizioso sicuramente favorito
dall’aumento del costo del carburante, dal costo dei parcheggi, da una maggiore
sensibilità individuale ai livelli di smog, come anche dalla velocità e precisione
di spostamento che permette il mezzo a due ruote.
Ma, come sostengono le associazioni di ciclisti presenti nel comune
subalpino, per la pista ciclabile è fondamentale il CONFORT che deve dare la pista
stessa. Si tratta infatti di uno spostamento non più solo ricreativo da
passeggiata domenicale ma di un vero e proprio percorso lavorativo, percorso di
spostamento quotidiano.
L’associazione Bici e dintorni Fiab infatti individua delle
criticità evidenti nei troppi cambi di lato, nell’ interruzione semaforica
che interrompe la pedalata e nella presenza di curve a 90 gradi e strozzature
improvvise. Le piste ciclabili a Torino infatti passano ancora nei mercati, e ci
sono punti neri dove mancano le interconnessioni tra le diverse piste
realizzate in periodi storici diversi.
Una richiesta sembrerebbe solo di una città più ordinata dove i
cittadini sanno con chiarezza dove possono andare in bicicletta e dove no.
Anche il coordinamento Bike-Pride chiede di convocare più tavoli
tecnici per acquisire le informazioni dagli stessi utenti e di smettere di
utilizzare per il traffico ciclistico solo spazi residuali del percorso viario .
Va tenuto presente, in un esponenziale aumento della ciclabilità
cittadina una pianificazione migliore delle rotonde e degli incroci, e una
sistemazione dell’esistente prioritario su tutti gli altri interventi.

Così il Comune di Torino apre anche alle Circoscrizioni chiedendo la
convocazione di tavoli tecnici di dibattito e analisi delle piste
esistenti e non solo più un parere che non risulta neanche vincolante sulle
decisioni finali.
Ora saranno le circoscrizioni a dover raccogliere l’invito e sentire
la voce dei cittadini ciclisti o aspiranti tali.