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Una nuova economia? A Torino si impazzisce per la tricoterie

La crisi c’è, è reale , i consumi o diminuiscono di quantità o lo devono fare per qualità rivolgendosi ,per quanto riguarda l’abbigliamento, esclusivamente al mercato asiatico.

Ma in netta contrapposizione a un’economia globalizzata, dove non sappiamo più dove, cosa e come compriamo, che non ci dà nessuna possibilità di valutare anche solo la possibilità che il lavoro sia svolto da adulti piuttosto che da bambini, ecco che a Torino nasce spontaneamente una nuova forma di economia.

Inizialmente alcuni gruppi di mamme allestiscono, per la raccolta annuale fondi per la scuola Tommaseo ,un banchetto con tanti oggetti , collane, cappellini, sciarpe , realizzati con l’uncinetto o i ferri nei momenti di svago, chiaccherando tra amiche. E’ un successo di vendita e di pubblico.

Ma la passione non si ferma e la sorella di una mamma della stessa scuola , incomincia a realizzare colli e sciarpe in pura lana italiana e la passione dilaga.

I prezzi sono buoni la qualità dei materiali ottimi, così rinunciare all’usa e getta” di un prodotto scadente è un passaggio più facile.

Anche per le graziose vie del centro prendono vita piccoli punti vendita di lana e in via San Massimo 36 puoi trovare un negozio dove vendono cappottini per cani realizzati dalla proprietaria che li sferruzza proprio dietro al bancone.

E se proprio Ghandi, mentre parlava alle folle, filava e indossava gli abiti tradizionali indiani per salvare l’economia del suo paese, anche un gesto come autoprodurci qualcosa dell’abbigliamento o favorire lo sviluppo di un’economia locale ha un grandissimo valore.

Se poi questi lavori diventassero corsi da seguire a scuola , come succede in questo periodo, negli Stati Uniti, certo sarebbero più produttivi di quei videogiochi, che isolano, che tengono occupati per ore, senza vedere mai un risultato concreto, come invece può essere invece una calda sciarpa intorno al collo.