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Storia di una valigia

Oggi ho recuperato a casa di mia madre una delle valigie della famosa fabbrica Badone di Villardora paesino della Valsusa.
In quel piccolo e delizioso paese agricolo infatti c’era una volta una fabbrica di valigie e di cartelle per la scuola che i ragazzi utilizzavano negli inverni nevosi anche per scivolare giù dalle collinette del paese.
Alla fabbrica” ‘d Badun “lavorava praticamente tutto il paese, purché fossero cattolici, perché il terreno per costruire l’edificio era stato acquistato dalla Curia e il Parroco si era riservato di consigliare lui stesso i migliori operai per l’azienda.
Le valigie erano realizzate in un materiale molto povero detto “fibra”, un cartone pressato lucido compatto, resistente, impermeabile, preparato da paste di cellulosa pergamenizzate con trattamenti chimici e con la maniglia in bachelite.
Un esempio di prodotto italiano precedente all’uso dei materiali plastici a basso costo e molto venduto.
Quando insomma eravamo noi i cinesi d’Europa, perché producevamo un articolo magari qualitativamente meno significativo ma accessibile a tutti..
La fabbrica chiuse negli anni ’70.
Me la ricordo ancora con le volte rotonde e le campate lunghe e strette ma molto luminose.
Naturalmente pare l’acquistò lo speculatore locale , quello che aveva già rovinato l’estetica del paese con condomini troppo grigi e troppo alti per un paesino sorridente di case basse coi gerani sui balconi esposti non solo per la processione del Corpus Domini.
E al posto della fabbrica che avrebbe potuto rimanere una fabbrica oppure diventare un cinema o un teatro o un punto aggregativo per ragazzi ci costruì un SUPERMERCATO.

Questo perché tutto il mondo è paese, e la storia di un ridente paesino si intreccia con tante storie italiane , tutte uguali, che purtroppo tanto sorridere non ci fanno più…