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Perché’ non ci baciamo ai Murazzi…

C’era una volta …un piano d’ambito per i Murazzi voluto dall’assessore Tessore, il piano d’ambito del 2006 costato 30.000 euro. Il piano d’ambito era per così dire difettoso e non fu mai possibile attuarlo perché prevedeva la realizzazione di una vela a copertura dei locali al posto dei dehors affidata ad un consorzio a cui avrebbero dovuto aderire tutti i gestori , gestori però senza contenziosi con il Comune. Essendoci situazioni debitorie di alcuni di questi operatori la riqualificazione dei Murazzi era di fatto bloccata. Dopo circa un anno di lavoro arriva nel 2013 il nuovo piano d’ambito che ha coinvolto molti soggetti, come la sovrintendenza , il suolo pubblico, l’ambiente il patrimonio ecc. Si tratta sostanzialmente di nuove strutture che avranno funzione di arredo pubblico durante la chiusura dei locali. Non verranno aumentati i locali commerciali con somministrazione di bevande ma addossate al fiume saranno previste alcune piattaforme. Le arcate già gestite dalla Lega dei Furiosi diventeranno un’area studio che però non entrerà nel circuito dell’Edisu e si propone anche una palestra.

Rimane la questione della riqualificazione per così dire “sociologica” dell’area, infatti se l’amministrazione intuisce il problema della necessità di far vivere anche di giorno i Murazzi, forse non riesce a dare una risposta forte alla vocazione turistica e di maggiore valenza artistica da dare all’area.

Infatti nessuno vuole eliminare la Movida ma è chiaro che l’area è sottoutilizzata perchè durante il giorno nessuno la vive, i locali sono chiusi, spesso i residui della notte sono ancora visibili, non ci sono attracchi per le imbarcazioni, non c’è passaggio di turisti e nel deserto dell’area si insinuano le forme peggiori di degrado urbano.

Le associazioni dei cittadini residenti che pare abbiano raccolto 3500 firme lamentano uno scarso coinvolgimento dal momento che chi ci vive avrebbe comunque diritto a dire qualcosa sulla destinazione da dare alle arcate vicino al Po .

Le associazioni ambientaliste ritengono poi che sia prioritaria la rivalutazione del fiume e la bellezza paesaggistica del luogo rimarcando come non siano stati pensati degli approdi per le barche e una forma di turismo naturalistico sulle rive del Po. L’urbanizzazione del fiume attraverso le pedane appare ancora più impattante infatti della situazione attuale.Anche la raccolta differenziata in una zona a rischio di conferimento diretto dell’immondizia nel fiume pare una priorità non ben evidenziata nel piano d’ambito.

Ora forse ci vorrebbe un colpo di genio come un nuovo nome o per iniziare un piccolo lucchetto tra innamorati che renda un po’ più romantica quella parte di città perché a volte davvero basta poco per conferire diversa dignità a un luogo un po’ come la panna che chiamata cremè pare più buona o il quartiere parigino chiamato Belleville che non ha grandi bellezze ma evoca una bellezza che va ricercata , confido in qualche scrittore torinese che ci metta la penna e ne riscriva un po’ la storia…perché solo modificando la struttura urbanistica non riusciremo a cambiare la narrazione di un luogo che rimane sempre nel nostro immaginario come un brutto Murazzo.