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Pensare a una Movida sostenibile

Partiamo con l’idea che la Movida sia un fenomeno in aumento esponenziale e vada almeno gestita
se non organizzata, con una attiva regia politica .
Innanzitutto non gravando solo sul territorio centrale ma decentrando,
investendo cioè anche in zone depresse ma con caratteristiche architettoniche e
artistiche interessanti.
Il cardine del decentramento sarebbe l’utilizzo di determinati spazi da
riqualificare offerti a prezzi stracciati e con agevolazioni fiscali.

I nightbus, i pullman che trasportano i ragazzi di notte in centro andrebbero
quindi solo dirottati su nuovi luoghi che, con il contributo
dell’afflusso dei clienti paganti, diventerebbero sempre più belli e
riqualificherebbero un territorio.

La spinta a spostare fuori dal Centro la almeno una parte di Movida la potrebbe
dare facilmente il decentramento dei grandi eventi cittadini che
hanno già il loro pubblico consolidato che li segue in qualsiasi location.
In zone non residenziali infatti non si porrebbe più il problema del volume o
dell’apertura posticipata.

La creazione di luoghi però è un passo importante perché il passaggio da non-
luogo a luogo comporta degli investimenti culturali importanti.
C’è da dire che tutto il discorso dell’archeologia industriale, dei vecchi
opifici abbandonati, di cascine in disuso, potrebbe essere rivisto in una
riqualificazione graduale e non costosa per il Comune, della quale si fanno
carico i gestori che sono stati aiutati economicamente dal Comune , solo con

agevolazioni fiscali e canoni di affitto bassi.
Gli stessi gestori poi, nel volere aumentare i propri incassi, continuerebbero
a migliorare gli edifici , a
restaurarli in modo da conservarne le caratteristiche originarie.

La riqualificazione di edifici abbandonati sarebbe così il primo passo per
evitare che continuino a degradarsi e siano ricettacolo di delinquenza
comune oltre al fatto che la loro nuova
fruibilità sarebbe di giovamento e di rilancio, anche per tutto il quartiere.