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L’orto di guerra

Pochi sanno che nel periodo della guerra il parco del Valentino era coltivato a patate e in piazza Castello fiorivano i girasoli. Si trasformavano giardini e aree pubbliche in orti fittamente coltivati.

Inizialmente queste iniziative avevano carattere collettivo, Dopolavoro, Sezione Massaie Rurali, Fasci, ma ben presto ci si accorse di come l’orto di famiglia fosse un’ ammortizzatore sociale che permetteva ad una famiglia di essere autosufficiente per molti mesi di verdura e di frutta, anche nel caso gli ortaggi scarseggiassero sul mercato , per improvvisi rialzi dei prezzi o per un evento naturale come una gelata fuori stagione.

Un manuale chiamato L’orto di famiglia, redatto a cura del servizio propaganda del P.N.F. descrive come si realizzi un orto e come si conservino gli ortaggi., ma si sofferma anche su un lato che definisce morale, cioè che chi lavora nell’ufficio, nella bottega o nello stabilimento dedicando pochi minuti all’orto si sentirà più vicino alla classe rurale e ne apprezzerà il lavoro sano e produttivo.

Ora io credo che davvero affondare le mani nella terra sia utile a tutti, in particolare ritengo che un cambio di ruoli, anche per brevi periodi, sarebbe di grande utilità per apprezzare il lavoro altrui e migliorare il proprio. Immaginate professori che volontariamente vanno in campagna a coltivare o contadini che insegnano, o ancora addetti dei call center che seminano con agenti immobiliari che raccolgono…Sembra un film felliniano visto a velocità normale, ma se il nostro ritmo rallentasse allora anche questo sarebbe possibile e desiderabile.

L’orto urbano rappresenta, dove è già stato realizzato, un momento associativo senza pari, una fonte di reddito per il cittadino, un momento di confronto generazionale e soprattutto chi coltiva produce più di quello che gli necessita ed è costretto a scambiare, innestando, suo malgrado, una rete di rapporti con gli altri.

L’aumento di rapporti interpersonali ci terrebbe lontani dalle frenesie moderne come lo shopping compulsivo, o il desiderio di possedere più cose di quelle che ci servono, gli scambi interpersonali renderebbero accettabile anche una diminuzione del nostro “livello di vita”, regalandoci il piacere di stare con gli altri.

Se poi la nostra vuole anche essere anche una guerra economica, l’orto privato insieme alle esperienze di coltivazioni dedicate ai gruppi di acquisto sono un modo per uscire da quel meccanismo perverso di essere sempre e solo dei consumatori “passivi” ,cioè indotti subdolamente a comprare verdure senza gusto e di chissà quale provenienza, frutta fuori stagione da paesi che non avendo le nostre normative spesso utilizzano diserbanti e insetticidi proibiti in Europa, rientrando quindi in possesso di una nuova libertà quella di mangiare sano e di autoprodursi il cibo.