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La fabbrica del malato

Sul trend di un netto miglioramento delle prospettive di vita, determinate soprattutto da una più equilibrata alimentazione, da condizioni igieniche decisamente buone e dalla possibilità di avere comunque cure immediate attraverso gli ospedali, le Case Farmaceutiche si sono inserite cercando sempre più spazio per il mercato del farmaco.

Ci siamo trovati infatti in situazioni paradossali dove se la malattia mancava allora artificialmente la si trovava, un esempio eclatante fu la presunta “pandemia” dell’influenza suina poi di quella aviaria. Fu spettacolarmente propagandata sui mezzi di comunicazione compresi quelli televisivi con immagini drammatiche di ospedali assediati dai malati e di emergenze da lazzaretto, senza peraltro contestualizzare né dove , né quando fossero state fatte le riprese. Il risultato fu una paura generale e l’ accettazione unanime dell’acquisto di milioni di vaccini che poi rimasero inutilizzati , e bisognosi di smaltimento alla scadenza, nelle cantine degli ospedali. Questo naturalmente distraendo denaro ed energie ad altre campagne di prevenzione ben più utili.

La creazione del malato cronico è certo il sistema migliore per garantirsi una vendita costante di farmaci e addirittura poterne prevedere e programmare la produzione. Così i farmaci anticoagulanti, come gli antidepressivi o i farmaci per ipertensione sono quotidianamente usati in quasi tutte le famiglie italiane. E se con una pastiglietta al giorno non ci togliamo certo il medico di torno, certamente accresciamo a dismisura il potere delle Case Farmaceutiche che di crisi non sentono neanche le avvisaglie.

E mentre tutto il sistema sociale crolla, la sanità vacilla, il farmaco rimane al suo posto incontrastato dominatore di un mercato che se non sarà il pubblico sarà il privato, cioè la famiglia a dover pagare.