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Il parcheggiatore che conosceva papà e la poverta’ grigia

Quando ci siamo trasferiti a Torino non abbiamo comprato il box auto, l’idea era proprio di non usare l’auto vivendo in centro e, devo dire, che anche se possediamo un’autovettura quando ci capita di spostarla è difficilissimo ritrovare il parcheggio, un ottimo incentivo a non farne uso.

Ma ieri sera ero davvero stanca reduce dall’influenza e l’ho presa, al ritorno sapendo di dover aspettare per ore un parcheggio sono stata molto felice quando un parcheggiatore abusivo mi ha segnalato un risicatissimo spazio che non avevo visto.

Stavo frugando nel borsellino per dargli una moneta quando lui guardandomi mi ha detto: ”Ma tu sei la figlia di Livio?”( Livio era il nome di mio padre)

Patrizio, chiamiamolo così, era un ragazzo del mio paese, quello che mio papà definiva un ragazzo che in fondo era buono ma che si faceva sempre prendere in mezzo, questo del “prendere in mezzo” non ho mai capito cosa volesse dire, forse era un piemontesismo mal tradotto che perdeva in italiano di incisività.

Papà lo aveva aiutato diverse volte a trovare lavoro e ricordo che mamma si arrabbiava quando suonava il campanello di casa nostra perché sapeva che cercava denaro e papà gli dava sempre qualcosa di nascosto. Mamma diceva che era un drogato e allora papà alzava la sigaretta e diceva ridendo:” Anch’io”.

Per una buona parte della sua vita papà ha lottato contro la la dipendenza dalla sigaretta, smettendo con il cerotto, l’agopuntura, l’orecchino e l’ipnosi. E morto l’anno scorso di un tumore ai polmoni e gli ultimi giorni mi diceva di aver sognato tutta la notte di fumare, forse mi chiedeva una sigaretta ma non gliel’ho data.

Patrizio mi racconta che si è sposato che ha un figlio, poi ha divorziato ha perso il lavoro e per mesi ha dormito in auto e ora dorme da un amico, il tono cambia e quest’ultima frase non mi sembra credibile.

Dice che davanti ai Murazzi facendo il parcheggiatore qualcosa per mangiare si trova per il resto qualche lavoretto, spiega che alla sua età ( avrà circa 50 anni)un lavoro non lo trova più, non lo trovano nemmeno i giovani figurati lui.

Mi parla di papà dicendomi che ha saputo, che gli dispiace, che era un grande lavoratore, che di persone così non ce ne sono più.

Mi sorride con un sorriso di pochi denti e di poca speranza. Frugo nel borsellino e gli dò quello che ho , poco davvero perché non porto mai molti soldi con me.

La “povertà grigia” come la chiamano ora è sotto le nostre case, e far finta di non vederla è molto grave.

Papà avrebbe fatto qualcosa per lui, io non ne sono ancora capace.