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Il ciclista inquinatore

Aumentano i ciclisti in città, nonostante la temperatura, nonostante le polveri in centro, ogni giorno, aumentano i pedalatori instancabili che muniti di cappello, guanti, sciarpa e giubbotto tecnico affrontano i rigori invernali per non usare l’auto in città.

Uno scenario strano quello di Torino dove, l’industria automobilistica cittadina invece punta, per uscire dalla crisi, su mezzi estremamente poco ecologici, i cosiddetti Suv, che a causa delle gomme molto larghe, della tassellatura profonda del pneumatico e del loro peso, risollevano nell’aria le polveri già ricadute sul selciato.

Ci aspetteremmo, in questo scenario, di leggere sulla più importante testata cittadina le lodi dei ciclisti rispettosi dell’ambiente e della loro salute.

Invece no, udite, udite, anzi leggete, leggete, anche le biciclette risollevano le polveri e peggiorano la situazione.

E, sempre sulla stesso giornale, che le strade non si possono lavare perché l’acqua inquina il fiume Po.

Allora, penna alla mano, ho calcolato che per risollevare le polveri di un ‘auto ci vogliono almeno 20 biciclette, per un furgone ci vogliono più di 50 bici e per un camion almeno 100.

Sulla questione del lavaggio delle strade, pratica utilizzata per esempio a Berna, dove le lavano tutti i giorni, e anche in uso da noi fino a poco tempo fa, sembra ci sia il problema che l’acqua colando verso il fiume, lo inquini.

Ma la pioggia, mi chiedo, non fa lo stesso effetto? Forse che l’acqua piovana entra clandestina nel Po mentre l’acqua delle strade va depurata e non c’è il depuratore?

Comunque sia, i torinesi ci mettono un mucchio di impegno, con le loro biciclette, i giornali e le istituzioni si perdono in chiacchere.