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A tutte le donne che si ribellano

NULLA SI CREA, NULLA SI DISTRUGGE: TUTTO SI COMPRA…

La scorsa settimana le donne torinesi, supportate in entrambi i casi da compagni, fratelli e amici uomini,
sono scese in piazza due volte per dire che l’Italia non è una Repubblica basata sulla prostituzione.

Il 25 gennaio in piazza Castello una delegazione del gruppo “Donne che si ribellano” ha voluto, con cartelli
appuntati al petto, ribadire che le donne non sono una merce che si compra e si vende.

Il giorno dopo, 26 gennaio, a Porta Nuova, si è assiepato un gruppo silenzioso di più di trecento persone,
autoconvocatesi su internet anche tramite facebook, per la maggior parte donne, vestite di nero con
occhiali scuri e rossetto in evidenza, per un ” flash mob”, un momento di rappresentazione dimostrativa.

Ad un dato segnale scandito dall’accensione di un cd di musica dance si è iniziato a ballare esibendo cartelli contro la prostituzione, intesa soprattutto come modo di scalare velocemente la politica
senza concreta militanza e si sono richieste a gran voce le dimissioni di Silvio Berlusconi.

Con forza, ragazze, mamme, nonne in questi giorni hanno urlato che l’Italia, come dall’articolo primo
della Costituzione , è una nazione fondata sul lavoro di tanti uomini e donne e che se la prostituzione
viene indotta diventa un reato che va punito, con una ragionevole certezza della pena.

Noi del Movimento 5 Stelle eravamo lì in tutte e due le occasioni, uomini e
donne , perché le vicende penose di questi giorni, con le loro pagine di
intercettazioni boccaccesche, se in un primo momento ci infastidiscono e ci
fanno vergognare dei nostri politici, sono ancor più aberranti per l’immagine distorta
che danno della donna italiana.

Il berlusconismo, creato da questa destra e tenuto in vita da questa sinistra, si sta rivelando anche questo: un estremo svilimento della donna che diventa un oggetto ” usa e getta”, anche lei prodotto commerciale di utilizzo immediato, che comprando puoi usare e abusare materialmente e mediaticamente.

Molti hanno deciso per palesare la protesta, di sostituire simbolicamente la propria
immagine- profilo sui social network con quella di una donna famosa, perché di donne
intelligenti, istruite e importanti, Torino e l’Italia intera, ne è piena.

Noi abbiamo deciso di non cambiarlo per poter rappresentare tutti i cittadini comuni e soprattutto quelle donne
che rinunciano alla carriera per la famiglia, che combattono ogni giorno perché venga loro riconosciuta dignità,
anche se non portano a casa lo stipendio, che lavorano tantissimo e senza i contributi previdenziali,
che si inventano e fanno mille lavori, che non si possono ammalare e non possono essere stanche e,
dall’altro lato, cittadini che hanno deciso di mettersi in gioco, di riprendersi in mano la propria vita:
le scelte di ogni giorno e la politica che le governa, per giungere a una nuova oculata gestione del beni comuni,
consapevoli dell’ottusa obsolescenza di una società basata sui consumi.

Per loro Berlusconi, con tutta la sua corte bipartisan, è solo un gran pagliaccio, uno tra i tanti, i suoi festini immondizia, l’informazione a lui obbediente, nel bene e nel male, una distorsione della realtà il cui unico scopo deve essere l’appetibilità mediatica.

E in quest’ottica apprezziamo la presa di coscienza e la proteste di questi giorni tenutesi a Torino e in tutto il nostro paese contro la mercificazione politica e mediatica del corpo femminile, perché rappresenta, in un maniera che solletica le pulsioni più istintive, l’ultimo aspetto di quello che decenni di prima e seconda repubblica hanno trasformato in un atto di continua prostituzione. ( scritto a quattro mani).